“Mamma fammi tante coccole!” recitava il ritornello di una canzone dello Zecchino d’Oro che tanto mi piaceva ascoltare da bambina. Eh sì, perché qualsiasi bambino, di qualsiasi età, adora essere coccolato, abbracciato e sbaciucchiato dalla propria mamma…
Il bisogno emotivo di contatto è una necessità primaria dell’essere umano e fin dai primi giorni di vita il neonato tenta di soddisfarla ricercando il contatto corporeo, rassicurante e contenitivo con la mamma. Il desiderio del piccolo di rannicchiarsi contro il corpo della mamma corrisponde al bisogno di un involucro, di una protezione atti a riprodurre le condizioni dell’ambiente intrauterino.
Il tatto, inteso come sensibilità cutanea del corpo intero e non solo come la facoltà localizzata nei polpastrelli delle dita, è il primo sistema sensoriale attraverso cui il feto e il neonato iniziano a “conoscere” il mondo, prima ancora che con la vista e l’udito. La pelle è ricca di terminazioni nervose e l’essere accarezzato, abbracciato, coccolato, tenuto in braccio e cullato, consente non solo al bambino di ritrovare l’armonia e il benessere della vita intrauterina e il senso di fusione con la madre che è stato perso con la nascita ma influisce anche sul suo sviluppo fisico e psico-affettivo.
Secondo diversi ricercatori, l’entrare in contatto con il corpo della madre (sentirne il calore, l’odore, il battito del cuore, il respiro) incide sullo sviluppo cardio-respiratorio, sull’ossigenazione del sangue, sulla regolazione termica e poiché essere accarezzati è fonte di piacere, il sistema nervoso del bambino grazie a questo contatto secerne endorfine, ormoni naturali che si accompagnano a una situazione di benessere e che favoriscono il relax, il sonno, e, indirettamente, delle difese immunitarie più forti. Grazie a queste prime esperienze di contatto “pelle a pelle” ha inizio il processo di acquisizione del senso di individualità del bambino, che con i primi abbracci e carezze inizia a percepire i confini del proprio corpo e del corpo dell’altro e a ricreare un senso di unità che lo fa sentire contenuto e protetto; inoltre attraverso i sorrisi e gli sguardi espressivi della madre inizia a sentire di esistere attraverso il rispecchiamento emotivo con lei.
Tutti i gesti affettivi come il cullare, l’abbracciare, l’accarezzare, il baciare, lo stare vicini, il guardarsi infatti sono gesti fondamentali che consentono al bambino di sentirsi sicuro e di maturare la convinzione di essere desiderato, amato e accolto, in modo da permettergli di abbandonarsi con fiducia e divertirsi nelle successive esperienze esplorative superando l’angoscia della perdita o del distacco dalla madre (o dalle figure di riferimento), paura che spesso accompagna la vita dei bambini, e sviluppando un atteggiamento positivo verso gli altri.
Un contatto armonico tra genitore e bambino contribuisce, quindi, a costruire le basi di un sano e sereno sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale nel bambino. È importante che mamma e papà riescano a ritagliarsi ogni giorno del tempo per coccolare il proprio bambino. Si possono inventare semplici giochi tattili, fare brevi massaggini sulla pancia o sulla schiena, delle carezze sulla testa o sulla nuca, l’importante è che i tocchi comunichino un messaggio d’amore. È possibile utilizzare anche dei materiali morbidi e avvolgenti, come cuscini soffici in cui far sprofondare il bambino, o dei materassi morbidi su cui farlo rotolare o dei grandi teli in cui avvolgerlo o cullarlo.
Questi giochi di contatto aiutano il genitore nella cura del proprio figlio attraverso la costruzione di una relazione che sia anche corporea. Inoltre essi consentono di rispondere alla richiesta, che i bambini esprimono spesso durante i primi tre anni di vita, di vicinanza con l’adulto: in questo modo il bimbo può “ricaricarsi di mamma” superando con serenità eventuali periodi difficili e trovando la forza di affrontare le difficoltà della crescita.