Il gioco è un’esperienza tipica dell’infanzia che avviene spontaneamente e che viene ricercata dal bambino per il puro piacere che da esso ne deriva. Nonostante la naturalezza con cui si presenta, esso riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo psicologico di un bambino e non va sottovalutato o considerato solamente una semplice attività di svago.
Attraverso il gioco i bambini esplorano e conoscono il mondo ma anche se stessi, sperimentano le loro capacità, esprimono i loro bisogni e desideri, manifestano i loro stati d’animo e loro emozioni. Il gioco rappresenta perciò un esercizio fondamentale nella strutturazione della personalità e dell’identità personale; verso i 3-4 anni inoltre esso diventa un mezzo per creare nuove interazioni e imparare a gestirle contribuendo così anche alla formazione di un’identità sociale. Tuttavia, oltre ad essere un importante momento di crescita, il gioco dovrebbe essere considerato un immancabile momento di condivisione all’interno della famiglia.
Giocare con mamma e papà rappresenta per il bambino l’occasione di costruire legami di intimità con le persone per lui più importanti. Al giorno d’oggi i ritmi frenetici imposti dalla società portano molti genitori, presi dai loro innumerevoli impegni e dalle loro responsabilità, a dedicare poco tempo al divertirsi con i propri figli, preferendo delegare questo compito a tv o videogames. È invece importante recuperare spazi e tempi per il gioco perché è soprattutto attraverso di esso che passa la comunicazione più profonda tra adulti e bambini. Inoltre è dimostrato da diversi studi in letteratura che la capacità dei genitori di giocare con i propri figli è un buon indice di armonia familiare, garantisce ai piccoli una sensazione di benessere psicologico oltre a costituire la condizione di base per sviluppare una buona capacità ludica.
Il papà e la mamma possono quindi rappresentare “i migliori giochi” per far divertire e insieme crescere il proprio figlio. Di particolare importanza è il gioco con il papà. Se la madre, infatti, rappresenta la base sicura in cui rifugiarsi e trovare affetto, rassicurazione e comprensione ma a volte anche apprensione, la vicinanza della figura paterna stimola alla sperimentazione, alla scoperta, al movimento e ai giochi un po’ più “spericolati”: i papà giocano a fare il “vola-vola”, le capriole, le corse e rincorse, giocano a fare il lupo o il leone o la lotta nel lettone. I padri sono cioè molto più fisici delle madri nel gioco con i figli.
Con loro i bambini vivono un’altalena emotiva che difficilmente hanno la possibilità di provare nel gioco spesso più pacato e tranquillo con le mamme. I giochi proposti in genere dai papà rispondono ad un’importante bisogno evolutivo che compare verso la fine del primo anno di vita e che riguarda tutte quelle attività di gioco senso motorio, molto ricercate nella fascia d’età due- tre anni, come il disequilibrio provocato da stimolazioni di cadute, accelerazioni tonico posturali, pressioni varie, sollevamenti, trascinamenti, il saltare, il cadere, il tuffarsi, il girare, l’arrampicarsi, lo scivolare, il lanciare, il tirare e farsi tirare, ecc.
Queste attività sono importanti in quanto contribuiscono a formare un Io forte, sicuro e competente dal punto di vista motorio e di conseguenza anche psicologico: il bambino impara a mettere alla prova la propria capacità di controllo emozionale, ad avere fiducia in sé e negli altri, oltre ovviamente a divertirsi un mondo! Anche quei giochi che alcuni adulti ritengono ispiratori di sentimenti e comportamenti “negativi”, aggressivi (es. il gioco della guerra o della lotta), se realizzati nel rispetto reciproco l’altro e con l’unico obiettivo di divertirsi assieme, rappresentano per il bambino l’occasione di percepire e vivere sul proprio corpo la propria forza e quella del papà. Attraverso questi scontri scherzosi col papà, il bambino ha un rimando immediato della propria capacità fisica ed emotiva, può individuare i propri limiti e imparare ad autoregolarsi.
Queste attività sono utili infatti perché aiutano il bambino a riconoscere i propri impulsi aggressivi e ad imparare a controllarli e sono comunque un ottimo modo per scaricare la tensione, l’energia, la rabbia senza fare male a nessuno; perché ciò avvenga è importante che il papà stabilisca delle regole (attenzione a non farsi male da soli e a non fare male all’altro) così che quando qualcuno dei due si fa male il gioco venga immediatamente interrotto affinché il tutto rimanga nel nell’ambito del gioco e del “far finta”. Poste queste condizioni tutto è consentito, a volte vincerà il bambino, altre il papà, ma si concluderà sempre con una bella risata.
Ecco allora che le dinamiche stesse del gioco impostato dal papà hanno una funzione ben precisa: insegnare al bambino a regolarsi e adattarsi a delle regole che, per il momento, sono quelle del gioco ma in seguito, diventeranno quelle del vivere nella società nel pieno rispetto altrui.
Non mi resta che augurarvi… buon divertimento!