Tutti noi, durante le nostre giornate, viviamo situazioni emotivamente intense legate per es. ad un litigio con un collega al lavoro, un imprevisto, una buona notizia inaspettata. Anche i nostri bambini, fin da piccoli, fanno esperienza di una molteplicità di stati d’animo, alcune volte anche forti e contrastanti, che possono impaurirli o confonderli perché ancora non possiedono tutti gli strumenti per padroneggiarli. Può capitare quindi che essi non esprimano ciò che provano oppure reagiscano con azioni aggressive, che noi adulti talvolta non sappiamo come gestire.
Sempre più spesso sentiamo parlare di Intelligenza Emotiva. Ma di cosa si tratta?
L’intelligenza emotiva, è la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni e quelle altrui.
Non è innata, va stimolata fin da piccoli. Genitori ed educatori hanno un ruolo fondamentale nell’allenare il bambino a diventare emotivamente competente, ossia aiutarlo ad ascoltare il proprio corpo e i segnali che esso ci invia quando si è arrabbiati, tristi o impauriti, a dare un nome alle emozioni che sta provando e a trovare le modalità migliori e più efficaci per esprimerle. Attenzione! Ciò non significa insegnare al bambino per esempio a non arrabbiarsi, bensì permettergli di arrabbiarsi aiutandolo però ad identificare quello che prova e a chiamarlo per nome. Significa imparare a stare nell’emozione senza esserne sopraffatti e perdere il controllo di sè.
Parallelamente, è importante sostenere il bambino nel riconoscere le emozioni nell’altro, sviluppando la capacità di mettersi nei suoi panni (empatia); abilità fondamentale per instaurare relazioni positive.
Gli studi più recenti dimostrano che bambini che hanno sviluppato questa forma di intelligenza (emotiva) sono più equilibrati e più sereni, con una maggiore autostima e fiducia nelle loro capacità.
Cosa possiamo fare allora, noi adulti, per essere dei veri allenatori emotivi? Ecco qualche consiglio:
1. La competenza emotiva si acquisisce all’interno della relazione con le principali figure di riferimento: i bambini apprendono per imitazione. Fai attenzione a come regoli innanzitutto le tue emozioni, il bambino ti sta osservando!
2. Comunica conforto e offri vicinanza fisica: quando il bambino è triste o agitato, fermati, guardalo negli occhi, fagli una carezza, abbraccialo, fagli sentire che ci sei e che sei lì per lui e che dai valore al suo stato emotivo.
3. Rimani in silenzio e mettiti in ascolto.
4. Legittima e convalida TUTTE le emozioni del bambino, anche quelle spiacevoli: resisti alla tentazione di sminuire, banalizzare o ridicolizzare i vissuti del bambino ma piuttosto aiutalo a trovare le parole per definire ciò che prova, fagli sentire che lo capisci, che quello che prova va bene e non durerà per sempre.
Invece di dire: «Smettila subito! Basta capricci!» «Non piangere! Sei grande ormai» «Perché te la prendi tanto? non è successo nulla di così grave!» «Non c’è niente di cui aver paura» prova a dire: «Mi sembri proprio arrabbiato/ triste/spaventato/felice» «Sono qui vicino a te» «Ti capisco, so cosa vuol dire sentirsi così e comprendo bene il perché di questo tuo stato d’animo» «Di che cosa hai bisogno?» «Ti ascolto»
5. Poni dei limiti: tutte le emozioni sono accettabili ma non tutti i comportamenti! Va bene essere arrabbiati, ma quando sono arrabbiato non posso picchiare, graffiare, mordere.. Contemporaneamente offri un’alternativa accettabile (“Quando sei arrabbiato puoi dirlo con le parole oppure puoi chiedere aiuto a me”).
È chiaro che per poter utilizzare queste modalità di risposta, è importante che a sua volta l’adulto sia il più possibile calmo e sereno. Non è pensabile che ciò avvenga sempre ed è normale che sia così. Significa che siamo essere umani, “imperfetti” per natura. D’altra parte i bambini non hanno bisogno di adulti perfetti, ma di adulti “sufficientemente buoni” diceva Winnicot, ossia adulti presenti, attenti, autentici, consapevoli anche di poter sbagliare, ma in grado di fare del loro meglio ogni giorno per migliorare e crescere insieme al bambino.